dormita
Il pianto del bambino
I bambini non sanno parlare e piangono per comunicare con te. A volte sono turbati, ma altre volte vogliono semplicemente dire ‘Mamma, sono qui….’
Gran parte del pianto avviene nelle prime 12 settimane di vita. Alcuni bambini sono molto tranquilli, mentre altri piangono in continuazione, e la durata del pianto varia da un bambino all’altro come l’abilità di parlare varia da una persona all’altra. Ricorda – e questo è importante - che il bambino non piange perché tu hai fatto qualsiasi cosa di sbagliato.
A volte il bambino piange perché ha fame o sente disagio. Magari il suo corpo è disposto su una piega scomoda nel lenzuolino della culla, o ha bagnato il pannolino. Forse ha fatto un brutto sogno o forse vuole semplicemente vedere il tuo volto. O magari ti vuole dire che vuole addormentarsi e non gli va di passare da una persona all’altra! Imparerai a riconoscere molti dei suoi pianti e a conoscere quali sono ‘strani’ e quali ti dicono che c’è qualcosa che non va, perché si sente male o ha paura di qualcosa.
Non esitare mai a consultare l’assistente sanitaria o il medico se non riesci a calmare il bambino quando hai considerato tutte le cause consuete, come la fame o il cambio del pannolino. Se il bambino non sembra ammalato e proprio non riesci a capire cosa stia succedendo, prova questo:
- Porta il bambino con te da stanza a stanza il più possibile. Ai bambini piace essere vicini alla mamma; usa una fascia portabambino o un marsupio e parla dolcemente al bambino mentre ti sposti da stanza a stanza.
- Metti il bambino in macchina e guida per un po’. A molti bambini piace il movimento della macchina.
- Chiedi a un’amica di venire a darti una mano. Lo stress è enorme per una mamma quando sente il bambino che piange ininterrottamente. Un’amica non ha lo stesso legame emotivo e può prendersi cura del tuo bambino mentre tu prendi un caffè o fai una passeggiata.
- Se senti che non ne puoi più e che nessuno può darti una mano, metti il bambino nella culla ed esci dalla stanza per 10 minuti. In questi 10 minuti non succederà niente di male al bambino. Non sentirti in colpa, cerca di calmarti e respira profondamente. Quando ti senti meglio, ritorna dal bambino. Se tu ti senti meglio, questa sensazione sarà trasmessa anche al bambino.
- Ricorda che come passa il tempo, i periodi di pianto diminuiscono. A tre mesi molti bambini piangono da due a tre ore al giorno; 2-3 ore di fila sembrano tante, ma vedrai che man mano che si abitua a conoscere il mondo, il bambino piange meno.
Aiuto per risolvere i disturbi del sonno
I risvegli notturni e l’insonnia sono una delle maggiori cause di stress per i genitori dei bambini in età prescolare. Molti neonati e bambini dormono meno del normale, ma se sono felici quando sono svegli e stanno bene, non hanno bisogno di terapie mediche.
Puoi migliorare i disturbi del sonno in tanti modi:
- Cerca di introdurre una routine regolare per andare a dormire. Decidi tu la routine: potrebbe includere un bagnetto, una storia e un po’ di coccole. La stessa routine ogni sera incoraggia il bambino ad addormentarsi con più facilità.
- Non sentirti in colpa se il bambino ha un disturbo del sonno. Non è stato dimostrato che siano i genitori a causare i disturbi del sonno dei figli. Se il bambino si sveglia imparerai come superare questo problema.
- Non precipitarti nella camera del bambino se senti che si muove durante la notte. I bambini tendono a svegliarsi più spesso degli adulti in ogni caso e spesso piangono, si girano e si riaddormentano. Se dall’inizio vai dal bambino, accendi la luce e controlli che stia bene, finisci per svegliarlo del tutto.
- Non dargli sciroppi per la tosse o antiistamine come sedativi. Non funzionano, sono potenzialmente pericolosi e fanno sentire il bambino infelice tutto il giorno dopo.
- Cerca di non allattare il bambino fino a quando si addormenta. Se allatti sempre il bambino finché si addormenta, impara che deve avere qualcosa in bocca per potersi addormentare e se si sveglia tende a piangere fino a quando non succhia nuovamente il latte dal biberon o dal seno. Svegliando delicatamente il bambino alla fine della poppata e coricandolo dopo quando è sveglio, il bambino impara ad addormentarsi senza continuare la poppata e tende a piangere meno quando si sveglia.

